Che può’ tu far più ora, iniquo mondo,
E qual signor volgera’ tu fortuna?
Da poi che ambizion con voi s’aduna
Un buon che c’era avete messo al fondo.
Lasso, ch’io son colui che mi confondo,
Veggendo quanti mal sotto la luna
Questa Italia misera raguna
A disfar ciaschedun ch’è più giocondo.
E quand’io penso chi si vuol far degno
E soprastar nel colmo della rota,
D’ira mi mordo et ardo di disdegno.
Gentilezza e virtù son nella mota,
Ciascun villan di signorìa vol segno,
E così ’l cerchio uman del ben si vôta.