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Franco Sacchetti · Medieval

Credi tu sempre, maladetta serpe

italiano

Credi tu sempre, maladetta serpe,
Regnar vivendo pur dell’altrui sangue,
Essendo a tutti velenoso tarlo?
Tu se’ iniqua e maligna sterpe:
Chi più ti serve più doglioso langue:
Chi vive il sa se vero è quel ch’io parlo.
Quelle che feron Bruto, a ben nomarlo,
Nemiche ed in esilio da te sono,
E l’altre conseguenti hanno tal dono;
Per che saligia tien tua mente dira.
L’alta potenza spira
Le stelle e ’l ciel, che tu verrai al fine
Per guerre e per ruine
Che contro ogni dover muovi a Fiorenza,
Poi che non vinse Carlo tua potenza.
Tu hai svegliato chi dormiva fiso
Nel bel paese italico; e non pensi
Che già disfece il gran Mastin lombardo.
Tu se’ ben grande; ma il folle avviso
Ha fatto sì che ciaschedun conviensi
A volere atterrare il tuo stendardo.
Veggio due chiavi già, s’io ben riguardo,
Serrarti il gozzo e farti un forte nodo,
Che si lega in Toscana fermo e sodo;
E dentro vi s’allaccia il Ferrarese,
Piemonte e ’l Genovese,
E forse il Veronese e ’l Padovano,
Reggio col Mantovano,
E tutta Puglia contro a te superbo,
Per farti favellar d’un altro verbo.
Ciascun re giusto dovrìa pigliar l’arme,
Signor, Comun ch’a ben vivere intende,
Per spegner te siccome Minotauro.
E disdir non porrìa la tua arme
Che d’appetito umano ogn’or s’accende,
D’alma di corpo vaga e di tesauro.
Crasso cercò, sì che l’uccise, l’auro,
E Tamiris diè sangue a chi ’l bramava;
Et Annibal d’aver Roma pensava,
Ma Roma prese e disfece lui.
O calcatrice, in cui
Perfida voglia sempre si ritrova;
Pensi tu che la prova,
La qual iniqua contro al dover mostri,
Non ti rinchiuda in fortunosi chiostri?
Camera di ladroni e di compagne,
Ostel di gente contro a Dio perversa,
È il cerchio dove la tua possa chiude:
Con questo guasti i piani e le montagne
Dei liberi viventi, e con diversa
Rapina siegui le tue voglie crude.
Armi ciascuno le sue membra nude
Più per disfarti che per far riparo!
Muovasi dal Carnero in sino al Faro!
Et ancora il re giusto d’Ungheria,
E tutta Europa sia,
Se ciò non basta, a far che tu non urga!
Ercule qui resurga
E vinca te, sì come vinse Anteo
E ’l crudo re di Tracia et Acheleo.
Più che Nembrot superbo, e più crudele
Che non fu mai Galicola o Nerone,
Lupo se’ stato alle tue pecorelle.
Aspro tiranno con amaro fele,
Quante ha’ tu fatto misere persone,
Morte e scacciate; e donne fatte ancelle!
Dolente se’, se lasci a lor la pelle;
E così vôti ciascheduna terra!
Or vuogli a chi è libero far guerra
E spandere il velen là dove è il tosco.
Tu non conosci il Tósco:
Diviso era che è fatto unito.
E tu non se’ salito
Dove credesti a tua speranza vana,
Quando mancasti fede a Serrazzana.
A tutti que’ che voglion giusta fama
E tengon libertà ch’è tanto cara,
Come sa chi per lei vita rifiuta,
Canzon, non istar muta:
Chè, se tal biscia or non si disface,
Non pensi Italia mai posar in pace.

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Autor
Franco Sacchetti
Título
Credi tu sempre, maladetta serpe
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-credi-tu-sempre-maladetta-serpe--franco-sacchetti-96b940
Cita recomendada
Franco Sacchetti, «Credi tu sempre, maladetta serpe», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-credi-tu-sempre-maladetta-serpe--franco-sacchetti-96b940.html

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