Autunno.
Della noiosa estate
Finita è la stagion,
E lunge dal leon se n’ vola il giorno.
Non più del caldo sole
L’agricoltor si duole,
E lieto mira il suol di grappi adorno.
Le tigri pose al carro
Di Semele il figliuol,
E scende col suo stuol dalla montagna:
Seco è l’allegro Autunno,
E il vario Vertunno
Co’ satiri, e silvani l’accompagna.
Su ’l tardo suo giumento
Lo seguita Silen,
E un satiro il sostien perchè non cada;
E cento satiretti
Con fauni, e silvanetti
Scherzano seco, e danzan per la strada.
Vezzose ninfe belle,
Lieto il bel nume appar:
Gitelo ad incontrar; per voi ritorna.
Pane pur seco viene
Con l’incerate avene;
E i grappoli gli pendon dalle corna.
Ciascuna il suo cestello
Pien d’uve porterà
Dove la corba sta, finch’ella è piena;
Poi tutte a franca mano
Ammostino il silvano,
Dopo che glie n’avran carca la schiena.
Quell’uva moscatella
Non mi toccate no,
Perchè serbarla io vo’ per la mia bella:
So che fra gli altri tutti
Più delicati frutti
Quest’è il più caro al bel labbro di quella.
Mirate come vaga
Incontro a Bacco vien,
Nuda il bel collo, e il sen in vesta d’oro:
D’Amor la madre pare
Alle fattezze rare,
Seguìta dalle Grazie, e dal Decoro.
Le nacchere, e i tamburi
Han poi da strepitar
In danze a festeggiar sì grato giorno:
Lasci i lavori, e il suolo
Tutto il campestre stuolo,
E in lieto giro affolli il prato adorno.
Pan la siringa amata
Dal fianco scioglierà,
E dolce le darà fiato sonoro:
La ninfa mia diletta
Sulla fiorita erbetta
Guiderà i balli del silvestre coro.
Tu, Corilo gentile,
De’ fichi a coglier va’;
Il desco imbandirà Corisca ardita:
Ma ch’abbian tutti bada
Lacrime di rugiada,
Il collo torto, e la veste sdrucita.
Due bei mellon di Sezza
Messio ne porterà,
Ei che gli arcani sa del Dio di Delo:
Pesano ed han la rosa
Intatta, e spazïosa,
Gettan gradito odore, e han grosso stelo.
Ho poi di Monte Porzio
Vin di quattr’anni ancor,
Me ’l diè del suo signor la bella prole:
Ha un non so che mordace
Che punge sì ma piace,
E sparge un odor grato di vïole.
Lungi dall’aspre cure
Lieti vivrem così,
E segnerem più dì con bianca pietra.
Timor, tristezza, affanno
Fuggono donde stanno
Cuor lieto, dolci carmi, e suon di cetra.