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Sì fortemente abbonda
De la gran gioi’, che mena
Per voi, madonna, tanta,
Che certamente è tanta,
Non ha dove s’asconda;
E più che augello in frondo — son gioioso.
E bene posso cantare più amoroso
Che non cantar giammai null’altro amante
Uso di ben amare, o trapassante.
Ben mi deggio allegrare
D’Amor, che ’mprimamente
Ristrinse la mia mente
D’amar voi, donna fina.
Ma più deggio laudare
Voi, donna conoscente,
Donde lo mio cor sente
La gio’ che mai non fina.
Chè se tutta Messina — fosse mia,
Senza voi, donna, niente mi saria.
Quando con voi a sol mi sto, avvenente,
Ogn’altra gioi’ mi par che sia niente.
La vostra gran beltate
M’ha fatto, donna, amare;
E lo vostro ben fare
M’ha fatto cantadore.
Che s’io canto la state
Quando lo fior appare,
Non poría ubriare
Di cantare — al freddore.
Così mi tene Amore — ’l cor giulente,
Chè voi siete la mia donna valente.
Sollazzo e gioco mai non vene mino:
Così v’adoro, come servo, e ’nchino.