Spento di Fillide
È il Canarino;
Ma se tra gli uomini
Sordo è il destino,
Oltre le ceneri
Lo vince Amor.
Spettro pellucido,
Nell’ora bruna,
Or va su tremulo
Raggio di luna,
Che in croco pallido
Lo tinge ancor.
La sua vaghissima
Spoglia gentile
Unse coi balsami
D’eterno aprile
Lo stesso Zeffiro
Che lo educò.
Degli occhi concavi
Nelle fossette,
Stillò due gocciole
Di brine elette,
E il Sole in ebano
Le colorò.
Tentando il musico
Cavo torace,
Talor fin trassene
L’aura loquace
Un fioco sibilo,
Che oh Dei! mentì.
Il rostro e il soffice
Pennacchio adorno
D’elettro liquido
Spruzzò d’intorno
L’arborea. Driade
Che lo nutrì.
Fille, l’amabile
Spoglia gradita
Tutta l’immagine
Serbò di vita,
E a te la dedica
L’industre Amor.
Quella che mancagli
Vita sì cara,
Mia Fille ascoltami,
L’avrà più chiara
Nella memoria
Del tuo dolor.
FINE.