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Angelo Maria Ricci · Romanticismo

Inno a Venere (Callimaco)

italiano

O santa Dea che l’etere
E il mare informi e il mondo,
Che tutto avvivi ed agiti
Di un dolce ardor fecondo;
Te gli amorosi passeri
All’ospitai Citera
Guidar su conca argentea
Dalla natia tua spera.
A te le donne Ciprie,
Per trionfale omaggio,
Il terso speglio offrirono,
Caldo del tuo bel raggio.
Madri e donzelle Gnidie,
Succinte in bianca veste,
Su i casti altar chiamarono
Te Venere celeste.
Te dai boschetti taciti
La bruna pastorella,
E te la plebe indocile
Dea popolare appella.
Te la trilustre vergine,
Con voce incerta e fioca,
Tra i mal repressi palpiti,
Diva nuziale invoca.
Tu con soave imperio
Aggioghi uomini e Dei;
Tu disarmasti il massimo
Giove negl’antri Idei,
Quando su i lenti talami
Dormìa tranquillo il Nume,
E ne lambìa la folgore
Le invïolate piume.
Tu, santa Dea, tu l’animo
D’un mite ardor m’infiamma;
Sarebbe un cor che palpita
Poc’esca a maggior fiamma.
Altro non chieggo, o Venere
Rendimi a te devoto;
Saria per maggior titolo
Forse imprudente il voto.

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Autor
Angelo Maria Ricci
Título
Inno a Venere (Callimaco)
Lengua
italiano
Época
Romanticismo
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-inno-a-venere-callimaco--angelo-maria-ricci-855ae6
Cita recomendada
Angelo Maria Ricci, «Inno a Venere (Callimaco)», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-inno-a-venere-callimaco--angelo-maria-ricci-855ae6.html

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