Ho sognato una casina
Allegra, romorosa, inghirlandata,
Sovrastante a una collina,
Da un bel raggio di sole illuminata;
Una casina piena di fiori,
Piena di canti, piena di rugiade
D’allor che nasce il giorno, infin che cade.
Sembra un nido degli amori
La mia casetta, e sotto ad essa è il lago
Colle barche e i pescatori,
Colle contadinette e il loro vago;
Erbe su l’alto, spume da basso,
Baja e montagna, scintillanti azzurri,
Un’aura fresca e amabili susurri.
Il fattor vecchiotto e grasso
S’arrampica su l’erta, e in lontananza
Mostra i buoi che vanno al passo,
Le greggie sparse e i paschi in abbondanza,
I monti grigi col sole in vetta,
I pergolati là, frammezzo ’l calle,
E tra’ cespugli un nembo di farfalle.
La mia rustica casetta
Ha d’ogni parte sei verdi finestre;
La sua gotica torretta
È incoronata d’umili ginestre;
Io me ne servo di colombaja;
Ogni sua breccia suona un lieto grido
Di rondinelle, che vi fanno il nido.
Ma vedete là, su l’aja,
Quell’elegante cappellin di paglia
E quell’abito di faja
Col frastagliato giubbettin di maglia?
Quella è la fata, la castellana;
È la regina della mia dimora,
È l’ondina del lago, è la mia Flora.
Saria fola, o cosa vana,
L’idillio che sognò la fantasia,
Se colei che è mia sultana
Non abbellisse la dimora mia.
Che cos’è un fiore solo all’altana?
Cos’è la donna mai? Che gl’incompresi
Moti del cor senz’eco? — Ombre chinesi.
Felice Uda.