L’Angel, che veglia de’ tuoi dì custode,
Cui nullo affetto è de gli umani ignoto,
Portò nel Regno de l’eterna lode,
Vergine saggia, i tuoi desiri e il voto.
Gli accolse il Nume: e d’immortal melode
Suonò repente de le sfere il vuoto,
Mentre il basso Livore, e l’empia Frode
Tenevano su te lo sguardo immoto.
L’Angelo intanto raccogliendo i vanni,
Come strale da l’arco, il vol spingea
Novellamente a questo basso esiglio.
E la Virtù di propria man cingea
A te le chiome di quel puro giglio,
Che in beltà cresce col rotar de gli anni.