Morte, che tanta di me parte prendi,
E lasci l’altra del suo albergo fuore,
Se intendesti giammai che cosa è amore,
O ti prendi anco questa, o quella rendi.
E se tant’oltre il poter tuo non stendi,
Armami almen del tuo natìo rigore,
E contra i colpi del crudel dolore
Tu, che sì m’offendesti, or mi difendi.
Ma nè d’erbe virtù, nè d’arte maga,
Nè a risaldar bastanti unqua sarieno
Balsami di Ragion sì acerba piaga;
Onde lentando al giusto duol il freno
Forz’è ch’io pianga, e del mio Ben la vaga
Immago adombri in queste carte almeno.