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Fazio degli Uberti · Medieval

Nella tua prima età pargola e pura

italiano

Nella tua prima età pargola e pura
Ch’eri qual novelletta primavera,
Cara mia luce e vera,
Con gli occhi tuoi mi apristi lo ’ntelletto;
E se allor ti mostrasti schiva e dura,
Come tu sai, meraviglia non era
Perchè d’amor la spera
Non riscaldava ancora il tuo bel petto.
E con molto sospetto
Chiamai più soli il tuo piacere acerbo;
Ma pur qui non so dir siccome strugge
Bramar beltà che fugge,
Se non che io consumava ogni osso e nerbo.
Così t’amai nella tua puerizia;
E se allor t’era in ugge,
Sempre attendea, per ben soffrir, letizia.
Moltiplicava a dì a dì amore
In me, siccome in te facea beltate,
Ch’ogn’or più delicate
Mostravi, a innamorar, le tue fattezze.
E tanto fu così vago il mio cuore,
Che tu venisti in la seconda etate;
E, come alber l’estate,
Mostrasti più virtute e più bellezze.
Qui provai le dolcezze
Che è amare chi a ragione intenda;
Qui fu pietà soccorso del mio pianto;
Qui facesti ben tanto
Ch’i’ non so mai come il merito renda.
Certo io non dico ch’i’ fossi sì oltre
Ch’io mi possa dar vanto
Ch’io ti vedessi mai sotto la coltre.
Ott’anni fu, che non mi parve un’ora,
Tanto mi piacque il tempo che diviso
Col tuo vezzoso riso
Ogni spirito mio facea contento.
Ed altrettanti ne son iti ancora
Ch’i’ mi trovo lontan dal tuo bel viso,
E tanto son conquiso
Che ciascun dì mi paion più di cento.
Lasso!, se or tormento
Poichè non posso tua beltà vedere,
Certo non è da maraviglia farsi;
Però che mai non arsi
Com’io ardeva del tuo bel piacere,
E quanto amor mi combatte e martìra
Sì nel mio pianto parsi,
Che qualunque mi guarda ne sospira.
Or se dubbiassi e mi volessi dire
Che è che non sia morto in tanti stridi,
E poi come mi fidi
D’aver portato fede a que’ begli occhi;
I’ ti rispondo che tal’or venire
Mi par vedere Amore e che te guidi
Gentil quanto ti vidi
Quando prima provai gli ardenti stocchi.
E par neve che fiocchi
Del tuo bel viso l’amorosa manna
Colla qual cibi gli spiriti miei;
Sicchè tu se’ colei
Che campi me che morte non mi danna:
E poi mia fede è tal che, s’io volessi,
Partir non mi potrei
Da te nè far ch’un’altra mi piacessi.
65 Così com’egli è vero ciò ch’io scrivo,
Sì disbrami io di te veder la voglia
In prima che ti toglia
La tua terza stagion le verdi fronde;
Bench’io pur pensi che, come l’ulivo
O ver l’abete al fin non perde foglia,
Così mai non si spoglia
Da te beltà per tempo che secondi;
Ch’i capei crespi e biondi
Gli occhi e la bocca ed ogni beltà tua
Non fece Iddio perchè venisser meno,
Ma per mostrare a pieno
A noi l’esempio della gloria sua.
O luce mia a cui mi raccomando,
Per merito sì pieno,
Sia grazïosa a questa ch’io ti mando.
Canzon, non è bisogna ch’io ti dica
Dove tu dèi andar: ch’il sai com’io.
Sol ti prego per Dio
Che del tornar, quanto tu puoi, t’affretti;
Chè tu sai ben che sopra ogni fatica
All’uom c’ha stato bisognoso e rio,
Come vedi ch’è il mio,
È l’aspettare e viver con sospetti.
Poi t’ammonisco che non ti diletti,
Come hanno fatto le sorelle tue,
Delle bellezze sue,
Tanto che del tornar tu fossi niente;
Chè degno è quel servente
Di mille morti, che ’l suo cammin tarda
Al gran bisogno, come fece il corbo.
Or va’, figliuola, e guarda
Al tuo dover ed al mio grave morbo.

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Autor
Fazio degli Uberti
Título
Nella tua prima età pargola e pura
Lengua
italiano
Época
Medieval
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-nella-tua-prima-eta-pargola-e-pura--fazio-degli-uberti-2426b5
Cita recomendada
Fazio degli Uberti, «Nella tua prima età pargola e pura», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-nella-tua-prima-eta-pargola-e-pura--fazio-degli-uberti-2426b5.html

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