Non già Salvestro, ma Salvator mundi,
Che salvo hai fatto con nobil savere
La patria tua, che ’nferma a giacere
Era già presso su gli estremi pondi;
Giusto Catone che ’n virtù abbondi
Ciascun uom saggio ti potrà tenere,
Levato avendo a’ perversi il potere,
Facendo i buoni nel viver giocondi.
Nuovo Fabrizio, ben hai fabbricato,
In un punto acquistato hai cielo e terra,
Là glorïoso e quaggiù onorato.
Quanti tapini hai tratti d’aspra guerra!
Chi con la gonghia e chi imbavagliato
Non potean dire o far ben di sua terra.
Monchi ed attratti, sordi zoppi et orbi,
Tutti hai sanati da diversi morbi.