O spirito gentile, o vero Dante
A noi mortali il frutto della vita,
Dandolo a te la bontà infinita
Come congruo e degno medïante;
O verissimo in carne contemplante
Di quella gloria là, dove sortita
È l’anima tua santa oggi partita
Dalla miseria della turba errante;
A te, il quale io credo fermamente,
Rispetto alla tua fede e gran virtute,
Essere a piè del vero onnipotente,
Mi raccomando; e per la mia salute
Priego che prieghi quella magestade
Ch’è uno in tre e tre in unitade;
Della cui trinitade
E del cui regno sì bene scrivesti,
Quanto dimostran tuoi sagrati testi.