O Voi, che Amor schernite,
Donzelle, udite, udite
Quel, che l’altr’ieri avvenne
Amor cinto di penne,
Fu fatto prigioniere
Da belle Donne altere,
Che con dure ritorte
Le braccia al tergo attorte
A quel meschin legaro.
Abimè qual pianto amaro
Scendea dal volto al petto
Di fino avorio, schietto
In ripensando io tremo
Come da duolo estremo
Ei fosse vinto e preso;
Perchè vilmente offeso
Ad ora ad or tra via
il cattivel languìa.
E quelle micidiali
Gli spennacchiavan l’ali;
E del crin, che splendea
Com’oro, e che scendea
Sovra le spalle ignude,
Quelle superbe e crude
Faceano oltraggio indegno.
Alfin colme di sdegno
A un’elce, che sorgea,
E ramose stendea
Le dure braccia al Cielo,
Ivi senza alcun velo
L’affissero repente,
E vel lasciar pendente.
Chi non saria d’orrore
Morto in vedere Amore,
Amore alma del Mondo
Amor, che fa giocondo
Il Ciel, la Terra e ’l Mare
Languire in pene amare?
Ma sua virtù infinita
Alla cadente vita
Accorse, e i lacci sciolse,
E ratto indi si tolse.
Poscia contro costoro
Armò due dardi; un d’oro,
E l’altro era impiombato:
Con quello il manco lato
(Arti ascose ed ultrici)
Pungeva alle infelici,
Acciocchè amasser sempre.
Ma con diverse tempre
Pungea ’l cuore agli Amanti;
Acciocchè per l’avanti
Per à diverse tempre,
Essi le odiasser sempre.
Or voi, che amor schernite
Belle fanciulle, udite:
Ei colle sue saette
È pronto alle vendette.