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Benedetto Menzini · Ilustración

Vaghe Ninfe dell'Arno avvezze al canto

italiano

VAghe Ninfe dell’Arno avvezze al canto,
Tessiamo a Laura un’immortal corona,
Che vinca ogn’auro, ogni più bel smeraldo,
Vinca l’Arabe perle e vinca il saldo
Diamante, or che i suoi pregj offre Elicona
E minor sia dell’altra Laura il vanto,
E goda al nuovo onor d’Etrusca Musa
Quel Grande, che lodò Sorga e Valclusa.
Quel Grande, che lodò Sorga e Valclusa
Se al campidoglio della Fama eterno
Traesse in mostra e senno e cortesìa,
Oggi per duce a mille schiere andria
aura, cui di virtude armarsi io scerno
Sotto il di lei forbito usbergo chiusa;
E già de’ lauri suoi cinta le chiome
I trionfi e ’l valor porta nel nome.
I trionfi e ’l valor porta nel nome
Laura gentile, a cui le rive e i colli
Raddoppian con diletto Inni canori:
Non gli aceesi di Marte aspri furori,
Nè di sangue le man vermiglie e molli
Hanno per Laura incatenate e dome,
Schive di servitù, ritrose genti,
Ma il dolce suon de’ suoi cortesi accenti.
Ma il dolce suon de’ suoi cortesi accenti
Solea talor dell’altrui penna d’oro
Alle nove armonìe destar lo stile;
E il canto mio, ancorchè basso e umile
Vide la bianca oliva e ’l casto alloro
Chinar le cime e rallegrars’i venti;
È dove il nome risplendea di Laura
Dier plauso i fonti lusinghieri, e l’aura.
Dier Plauso i fonti lusinghieri, e l’aura
Quando Laura dal Ciel scendendo venne
A far di sè la terra alma e felice:
Nuova tra noi vaga d’onor fenice
Ebbe lucenti, ebbe purpuree penne
E la fronte che al Sol s’inostra e inaura;
E fu d’intorno ai Toschi lidi udito:
Ha questa ogni bel pregio altrui rapito,
Ha questa ogni bel pregio altrui rapito,
Che in lieto volto maestà riserba,
E molle ivi sarìa rigore e sdegno:
A canuti pensier vivace ingegno
Dalla prima congiunse etade acerba,
E fè soave alle sue lodi invito:
Più d’un cigno potea per chiaro farse,
Sovra l’ali di Laura all’aura alzarse.
Sovra l’ali di Laura all’aura alzarse
Possono i cigni, e tra le ardenti stelle
Ivi ammirar le Ariannee corone,
E quant’altre la Grecia al guardo espone
Femmine illustri gloriose e belle
Tutte di fama e di splendor cosparse;
Ma cede al nuovo il prisco onor primiero,
Siccome cede il falso al par del vero.
Siccome cede il falso al par del vero,
Così Laura in virtute ogn’altro avanza:
E l’invitta memoria anco riservo,
Quando del mio Signor fui nobil servo,
E per lui trassi inclite Muse in danza,
E d’un lauro fecio segno al pensiero:
Sparsi voci canore, e lieto udille
Nobil palagio, ampj teatri, e ville.
Nobil palagio, ampj teatri, e ville
Vider, come divien per fama illustre
Nell’altrui nome un’incerata canna;
Benchè di sormontare in van s’affanna
Oltre alle nubi un roco augel palustre,
Che non soffre del Ciel raggi e scentille;
Ma spiega all’aura i canti ardita lira
Ove l’aura di Laura amica spira.
Ove l’aura di Laura amica spira
Venite, alme Sorelle, a lei d’intorno
A guidar lieti ed amorosi balli:,
Le applauda il colle e i tremuli cristalli,
E i fior più lieti all’apparir del giorno,
E l’aura che d’amor dolce sospira:
E voi prendete a celebrarla intanto,
Vaghe Ninfe dell’Arno avvezze al canto.

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Autor
Benedetto Menzini
Título
Vaghe Ninfe dell'Arno avvezze al canto
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-vaghe-ninfe-dell-arno-avvezze-al-canto--benedetto-menzini-a9b069
Cita recomendada
Benedetto Menzini, «Vaghe Ninfe dell'Arno avvezze al canto», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-vaghe-ninfe-dell-arno-avvezze-al-canto--benedetto-menzini-a9b069.html

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