Io trascorsi i campi eletti
Di Citèra, e d’Elicona,
Che volea di quei fioretti
Fare al Neri una corona:
E tentai con man dubbiosa
Ora il giglio, ora la rosa.
Puro è il Neri, e puro il giglio;
Quegli accende e cuori, e menti:
Ed il regio fior vermiglio
Porporeggia in foglie ardenti:
Ei dell’Arno è onor gentile,
Come quei di vago Aprile.
Ma un pensiero al cuor mi scese,
E dal Ciel forse partìo,
Che l’inganno fè palese
Al deluso pensier mio;
Ed in suono amico al Vero,
Sì mi disse quel pensiero:
Bianco giglio è amabil latte
Della giovin Primavera;
Ma di lui nevi più intatte
Dispiegò quest’Alma altera,
Di cui solo un moto interno
Già fugò l’impuro Averno.
Sia la rosa ostro ed onore
D’odorifera famiglia,
Mal però col vivo ardore
Del buon Neri il cuor somiglia
Cuor temprato alla divina
Ardentissima fucina.
Cuor, che sempre amando crebbe
Nè sua voglia unqua fu paga,
Finchè Amor tutto non ebbe
Per lui fatto arciero e piaga,
Che rinchiuso entro quel petto
S’aprì nuovo ampio ricetto.
Da quel cuor l’eterno Amante
Vibrò strali a mille a mille,
Ch’arser poi tant’alme e tante
In dolcissime faville,
E all’incendio, che destossi,
Sorse il Tebro ed allegrossi.
E dall’onde aurate e molli,
Nel mirar l’altera fiamma:
Fuman, disse, i sette colli,
Nè vegg’io chi loro infiamma:
Vegg’io ben, che angusto loco
Roma sembra a tanto fuoco.
Sì bel fuoco, ah! che discende
Da sorgente eccelsa e diva;
E qual ivi arde e risplende,
Tal quaggiù distrugge e avviva:
Ond’io spero, e non invano,
Egual sorte al buon Giordano.
Tal sua gioja a parte a parte
Dir s’udìo l’angusto Fiume,
Benchè sol vedesse in parte
Lo splendor di sì gran lume:
Di verd’alga indi si cinse,
E più lieto al Mar si spinse.
Or se il Neri ornar tu vuoi
D’almo serto e d’almi fregj;
A maniera degli Eroi
Orna lui co’ suoi bei pregi
E’ caduca ogni corona
Che si tessa in Elicona.
Vera idea de’ saggj Amanti,
O di Dio guerriero e tromba,
Chi può mai narrar tuoi vanti,
O bellissima Colomba,
Luminoso augel reale,
Fisso al Sole i guardi, e l’ale?
Chi può dir quanta spargesti
Di virtù luce infinita,
E qual’indi altrui ti festi
Mente e cuor, sostegno e vita,
O Pastore, che rapella
La raminga Pecorella.
Chi può dir di tua gran fede
Ad oprar prodigj eletta,
Che domò sin lei, che fiede
Con certissima saetta,
E percuote d’egual dardo
Egre membra, e sen gagliardo?
Per vastissimo Oceano
Debil Pin non spieghi antenne,
Nè dal suol muova lontano
Augellin di prime penne.
Sì mi disse, e in grembo al Vero
Fè ritorno quel pensiero.