Io ti vidi, o bella Clori,
Del mio cuor tormento illustre,
Dolce armar d’un aco industre
Di tua man i bianchi avorj;
E le tele informi, e sparte,
Avvivar con grazia, ed arte.
Così pinge il verde stelo
Sul mattin la vaga Flora:
Così bella appar l’Aurora
Quando solca, e inaura il Cielo;
Ma nè Flora è a te simile,
Nè l’Aurora è sì gentile.
In tal atto onesto e vago
Adagiossi, e si compose
Chi all’altere Argive spose
Fu di fede esempio, e immago,
Quando in Itaca si disse:
E tornato il forte Ulisse.
Ritornava il cauto, e forte
Del grand’Ilio espugnatore,
Dopo lungo incerto errore
All’amabile Consorte;
E movea cheto, e soletto
Verso il noto amico tetto.
E qual uom, che teme, ed ama,
Dicea tacito in sua mente:
Che varria la Figia gente
Aver vinto in armi, e in fama,
Se infedel trovassi mai
Lei, per cui vinsi, e pugnai?
Chiuso in rozza ignobil veste
Passa dubbio, e là s’avanza,
D’onde mira in umil stanza
La beltà chiara e celeste.
Che scherzava tutta riso
Di Penelope sul viso.
Bel veder l’eccelsa Donna,
Starsi intenta al suo lavoro,
E con seta, e con fin’oro
Trapuntar purpurea gonna,
A cui fan divise, e fregi
Del suo sposo i fatti egregj.
Vago udirla in voce altera
Rampognar le pigre Ancelle,
Richiamando in mente a quelle
Del lavor l’idea primiera,
E lor occhi languidetti
Risvegliando con tai detti:
Chi di voi eolà dipinse
Il mio sposo a Troja appresso,
Quando Reso, e in un con esso
Tutta Tracia, ei solo vinse?
Perchè il ferro in alto ha teso
Vuò, che guardi il cuor di Reso.
Perchè quì scolpissi Ajace,
Che primierle mura ascende,
E il guerriero onor contende
Al più forte, e meno audace?
Di valor pruove sì certe
Son del Figlio di Laerte.
Egli sol morte, e faville
Seminò nel suol Trojano,
Egli solo armò la mano
Di grand’asta al fero Achille:
Di grand’asta furibonda,
Che del Xanto turbò l’onda.
Or qual fia l’alto contento,
Quando udremo il mio bel Marte
Dir sue gesta a parte a parte?
Nè lontano è il gran momento.
Così altera ella dicea,
E l’industre opra tessea.
Più non puote il buon Guerriero
Simulare a tanta fede,
Ma svelato a lei si diede
Pien del caldo amor primiero,
E le splendide amorose
Voci udite in petto ascose.
Clori, eguale infra gl’Amanti
Al buon Itaco ho fermezza;
Ed egual grazia, e bellezza
A Penelope tu vanti.
Perchè dunque al Greco forte
Disuguale è la mia sorte?