Non moriér tanti mai di calde febbre,
dal giorno in qua, ch’el primo fanciul nacque,,
quant’io ho pentión, chéd él mi piacque
la scuritá di quel, ch’è amar’co’lebbre.
E co’ l’Alpino trasmutato in Tebbre
fu per fortuna de le soperchie acque,
cosí io sono, poi che loco giacque,
ove assaggiai del ben del dolce Tebbre.
Che corre sempre chiar’come Tesino
questo fiume reai sovr’ogne fiume;
infino al mar non perde il suo camino.
Risplende in esso un si lucente lume,
che chi lui mira di coraggio fino
può dir ch’Amor lui regge in bel costume.
Si ch’i’ho lasciata l’aera de le Chiane,
e vói’ la Teverina per mio stallo,
cambiando il viso ad oro un chiar’cristallo.