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Giulio Bussi · Ilustración

Poi che superbia rea l'alme più belle

italiano

Poi che superbia rea l’alme più belle
Rapì dal Cielo, e fè cangiare in mostri,
Mille colà dentro i tartarei chiostri
Nacquer da incesti rei furie novelle.
Frode ed invidia al ben oprar rubelle,
Spargeste allor primiere i toschi vostri:
Avarizia, e lascivia a’ danni mostri
Sorsero, al lusso e all’interesse ancelle.
Ma per unir d’ogn’altra in una i mali,
In cui tuto stillossi il pianto eterno,
Ebbe l’ingratitudine i natali;
Deforme sì, che con obbrobrio, e scherno
Abborrendola in se, fra noi mortali
Pieno d’orror la rigettò l’Inferno.

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La Biblioteca

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Autor
Giulio Bussi
Título
Poi che superbia rea l'alme più belle
Lengua
italiano
Época
Ilustración
Sala
La Biblioteca
Identificador
ws-it-poi-che-superbia-rea-l-alme-piu-belle--giulio-bussi-c10649
Cita recomendada
Giulio Bussi, «Poi che superbia rea l'alme più belle», Poetósfera, poetosfera.com/p/ws-it-poi-che-superbia-rea-l-alme-piu-belle--giulio-bussi-c10649.html

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