— Deh, fammi una canzon, fammi un sonetto —
Mi dice alcun c’ha la memoria scema;
E pargli pur che datami la tema
Io ne debba cavare un gran diletto.
Ma e’ non sa ben bene il mio difetto
Nè quanto il mio dormir per lui si scema:
Chè prima che le rime del cor prema
Do cento e cento volte per lo letto;
Poi lo scrivo tre volte alle mie spese,
Però che prima corregger lo voglio
Che ’l mandi fuora tra gente palese.
Ma d’una cosa tra l’altre mi doglio,
Ch’io non trovai ancora un sì cortese
Che mi dicesse — Tie’ il denar del foglio. —
Alcuna volta soglio
Essere a bere un quartuccio menato,
E pare ancora a lor soprappagato.